venerdì 11 agosto 2017

Eravamo dei grandissimi

Se confronto questo romanzo con quell'altro monumentale libro, dal titolo ""La Torre", sembra di essere in un'altra Germania, ove la delinquenza, il degrado, la disperazione e la rassegnazione vengono prima di tutto... e d'altro canto sono due diverse nazioni, quelle che ci passano sotto gli occhi... una della nomenklatura... scrittori, politici, scienziati... da questa parte viceversa, figli del popolo, disperati senza alcun controllo e senza una guida...
"Daniel, Mark, Paul e Rico sono cresciuti come pionieri nella Germania dell'Est. Sono gli ultimi anni prima della caduta del muro e sogni e illusioni sono amplificati dal mito dell'Ovest a portata di mano, tanto più dopo gli eventi dell'89.
Con la svolta - la riunificazione delle due Germanie . anche la loro vita cambia trasformandosi inn una folle corsa fatta di furti d'auto, alcool, paura e rabbia.
Clemens Meyer ci regala un romanzo sulla generazione a cavallo della caduta del Muro raccontata alla Trainspotting con la schiettezza di chi allora cercava di sopravvivere e di inventarsi un futuro nel selvaggio Est".
Questo il riassunto, dato dal libro, all'intero racconto. Peccato che, le oltre 600 pagine molto ben scritte, prevedano un continuo salto temporale da un periodo all'altro, che finiscono per creare una gran confusione (almeno a me) facendo perdere per strada la sorte di alcuni che, 100 pagine prima muoiono, con tanto di funerale, e poi riappaiono in altre vicende.
Insomma, si legge volentieri, apre uno scorcio sulla vita dei giovani all'Est, fa capire che tutto il mondo è paese... e soprattutto fa capire il fallimento del socialismo reale... si poteva scrivere meglio.

Allegro ma non troppo...