sabato 27 agosto 2016

Paradise Beach

A distanza di oltre 40 anni dal primo episodio, magistralmente diretto da Steven Spielberg e interpretato (non il pesce ovvio) da Roy Sheider, eccoci ad una riedizione che non ha nulla da farsi rimproverare rispetto all'originale e che fa della fotografia, del paesaggio e degli effetti speciali i suoi punti di forza. Ma non solo.
Nell'assistere alla terribile battaglia tra Nancy (la nostra protagonista) e il terribile squalo bianco che, attirato da una carcassa di balena, non le da tregua, vedremo all'opera ogni genere di astuzia, da entrambe le parti, per riuscire a sferrare o schivare il colpo mortale.
Iniziamo dall'ottimo gioco delle riprese, dentro e fuori dall'acqua, che riesce a tenere sempre alta la tensione. A questo si aggiunga un mare in continuo mutare, in base alle maree. Un mare che obbliga Nancy a non abbassare mai la guardia e non potersi in alcun modo sentire al sicuro.
Azzeccata poi l'idea del ritrovamento della Go-pro (montata sul casco di un malcapitato), che permette non solo di vedere cosa accade sott'acqua, ma crea un furbesco gap temporale, tale da farci temere, per un tratto del film, che la protagonista stia narrando una storia conclusasi tragicamente...
Il ragionamento e la logica, sono queste le armi che utilizzerà Nancy, per contrastare la forza e la brutalità dello squalo. La capacità di sfruttare le rocce, di calcolare i tempi di spostamento, di nascondersi tra le meduse (temute dall'animale). E' quindi un duello, quello che ci attende. Quello in cui, non appena scompaiono dalla scena, tutti gli uomini che toccano le acque, è lei a dover trovare tutte le risorse per sopravvivere.
Alcune piccole cadute di stile nella vicenda: la scelta di mostrare le videate del cellulare in sovrapposizione alla scena (speriamo che questa modalità rappresentativa non diventi una moda), il finale mieloso, la necessità (tutta americana) di dover giustificare la scelta della protagonista, di andare in un luogo isolato per far pace con sé stessa.
Ed ancora: il gabbiano, sempre vicino a lei, che deve in qualche modo riempire la scena (ora troppo vuota)...
I messicani poi, descritti sempre come ubriaconi, ladri... strana idea che hanno gli yankee dei vicini di casa...
La forza di alcune scene, anche quelle sportive, il forte contrasto tra il sopra e il sotto l'acqua, la potenza della tensione, fanno di questo film un ottima distrazione da vedere assolutamente al cinema..
 
 

Anabasi