mercoledì 31 agosto 2016

Lights Out - Terrore nel buio

Partiamo dalla trama? Ma si dai, da qualche parte bisogna pur iniziare.
Un ombra appare nella notte. La silhouette è femminile. Con la luce scompare... Se sia uno scherzo o meno lo scoprirà a sue spese un uomo. Scopriamo poi che è sposato con una donna in preda ad una profonda depressione. A causa della quale la signora parla con un ombra (ma guarda un po' che roba).
Facciamo così la conoscenza con Diana, apparente spirito che, molto legata a Sophie, vive una simbiosi possessiva, al punto da non permetterle di prendere le medicine.
Ma chi è Diana?
Sophie ha due figli: uno vive con lei (Martin) un altra (Rebecca) più grande, se ne sta alla larga.
Rebecca torna a causa della morte del padre e prende sotto la sua protezione Martin. Presto però dovrà fare i conti con Diana che è una incredibile rompiballe...
Spegne le luci, ti tira sotto il letto, ti chiude in cantina, ti picchia il fidanzato...
Occorre ora venirne ad una. Primo perché si è fatto tardi, secondo perché il regista a corto di fantasia (sai che spreco di risorse sino ad ora) vuole concludere.
Scopriamo che Diana era compagna in psichiatria di Sophie e oltre ad avere una malattia della pelle che la obbligava a vivere al buio, vittima di un incauto esperimento diviene uno spiritello...
Come combatterla e liberarsi di lei? Ma con la luce ovvio... Peccato che lei non ci stia a farsi eliminare e quindi a mali estremi, estremi rimedi. Dopo aver ballato in giro per la casa, che come al solito da fuori pare avere tre stanze, poi dentro ne ha ventuno (potere del condono edilizio?) e dopo averle provate tutte, Sophie si tira un colpo di pistola. Sparita la sognatrice, sparito il sogno.
Al netto dei trucchi (spegni la luce vedi l'ombra, accendo non vedi un cippo) questo film di originale non ha nemmeno la carta usata in bagno dal mostro.

Allora era l'oro bianco...

Ci fu un periodo in cui le nostre bellissime montagne vennero trasformate. Oggi, tutti impegnati ad osservare il mondo attraverso luminosi palmari... tutti tesi alla ricerca della realtà virtuale, non ci rendiamo conto delle opere che vennero realizzate anche a quote considerevoli... alle difficoltà logistiche, alla fatica per quei tempi, alla vita grama... ma soprattutto a come mutarono per sempre il volto di vallate alpine generando fantastici laghi, muraglioni enormi, ed infine energia elettrica e lavoro.
Una mostra, visitabile all'Alpe Veglia e che poi verrà spostata a Varzo, ce lo ricorda... Foto d'epoca, disegni e progetti, oggetti da lavoro, Poche cose in effetti, ci si riempie una stanza. Ma da vedere assolutamente per rendersi conto, per quanto possibile di cosa furono quei momenti e delle opere che vennero pensate, progettate e realizzate... Le Alpi furono un autentico Far - West, con villaggi improvvisati, il prete, il medico, il bar e le prostitute. Il tutto in mezzo al nulla e lontani dalle civiltà.
E molto spesso, sotto le acque si celano villaggi abbandonati, persone che vennero allontanate con un tozzo di pane in nome del progresso... Leggende e racconti narrano di campanili che fanno suonare i rintocchi non appena si abbassano i livelli di piena...
Poi vennero i canali di gronda, le centrali idroelettriche simili a cattedrali (veri esempi architettonici, si pensi alle opere del Portaluppi) le linee elettriche, le dinamo e tutto il resto...
Era il progresso. Quel grande mostro inarrestabile ed insaziabile che manda avanti il mondo e la storia tutta. Oggi ci appare normale, naturale, non riusciamo a leggere la trasformazione del suolo. Ed è un bene, forse perché queste opere sono state fatte così bene che non ci turbano... Ma sapere cosa vi è dietro, quanto sacrificio e quali difficoltà tecniche ci aiuta a capire.




domenica 28 agosto 2016

Birdman

E se il senso del film stesse tutto nel sotto titolo "L'imprevedibile virtù dell'ignoranza"?
Un autentica lotta, è quella che Riggan Thomson (star del cinema che cerca di tornare sulla cresta dell'onda) ingaggia con sé stesso, con la critica, con attori che tentano di soffiargli la corona, con mogli e amanti, con una figlia in cura disintossicante.... E lui come se la cava? con un colpo di pistola. L'ultimo, all'ultima scena, di questa pièce teatrale che dovrebbe ridargli visibilità e lustro. In mezzo però c'è il film. E che film!
Innanzitutto un teatro che diventa lui stesso personaggio, essenza, enorme stomaco capace di digerire tutto, capace di trascinare gli attori da una parte all'altra, dal palcoscenico alla vita reale (ma sarà poi reale?)
Succede così che il teatro diventa un enorme percorso, fatto di cunicoli, ove ogni personaggio si aggira in preda ai suoi incubi o ai suoi desiderata, senza soluzione di continuità, ricevendo risposte diverse a seconda del momento e dell'incontro...
Un superbo Michael Keaton, un eccezionale Edward Norton (comprimario capace di rubare la scena sia nella finzione che nella realtà)... un racconto che non lascia tirare il fiato... e allora le domande diventano due:
1. come accidenti siamo finiti qui? in questa fogna? Questa è la domanda che l'attore Riggan si fa o meglio che il suo alter ego "Birdman" gli rivolge ad ogni occasione!
2. Di che cosa parliamo, quando parliamo d'amore? Pezzo teatrale tratto da un racconto di Raymond Carver. Un autentica interpretazione teatrale, che dovrebbe far rivivere tempi migliori al nostro Riggan...
Un duro attacco a Brodway, uno ad Hollywood, uno alla paura di invecchiare, uno all'uomo ed alle sue velleità...
Cosa succede quindi nei tre giorni che precedono la prima? Di tutto, un autentico inseguimento alla Hitchcock... senza mai fermarsi, senza tregua, senza speranza, senza certezze... di tutto...
Sta qui la forza di questo film. E il finale, anche se in parte onirico, è un autentico pugno allo stomaco alla storia del cinema ed al mondo che gli ruota intorno.
Capolavoro!
il sito




 

sabato 27 agosto 2016

Paradise Beach

A distanza di oltre 40 anni dal primo episodio, magistralmente diretto da Steven Spielberg e interpretato (non il pesce ovvio) da Roy Sheider, eccoci ad una riedizione che non ha nulla da farsi rimproverare rispetto all'originale e che fa della fotografia, del paesaggio e degli effetti speciali i suoi punti di forza. Ma non solo.
Nell'assistere alla terribile battaglia tra Nancy (la nostra protagonista) e il terribile squalo bianco che, attirato da una carcassa di balena, non le da tregua, vedremo all'opera ogni genere di astuzia, da entrambe le parti, per riuscire a sferrare o schivare il colpo mortale.
Iniziamo dall'ottimo gioco delle riprese, dentro e fuori dall'acqua, che riesce a tenere sempre alta la tensione. A questo si aggiunga un mare in continuo mutare, in base alle maree. Un mare che obbliga Nancy a non abbassare mai la guardia e non potersi in alcun modo sentire al sicuro.
Azzeccata poi l'idea del ritrovamento della Go-pro (montata sul casco di un malcapitato), che permette non solo di vedere cosa accade sott'acqua, ma crea un furbesco gap temporale, tale da farci temere, per un tratto del film, che la protagonista stia narrando una storia conclusasi tragicamente...
Il ragionamento e la logica, sono queste le armi che utilizzerà Nancy, per contrastare la forza e la brutalità dello squalo. La capacità di sfruttare le rocce, di calcolare i tempi di spostamento, di nascondersi tra le meduse (temute dall'animale). E' quindi un duello, quello che ci attende. Quello in cui, non appena scompaiono dalla scena, tutti gli uomini che toccano le acque, è lei a dover trovare tutte le risorse per sopravvivere.
Alcune piccole cadute di stile nella vicenda: la scelta di mostrare le videate del cellulare in sovrapposizione alla scena (speriamo che questa modalità rappresentativa non diventi una moda), il finale mieloso, la necessità (tutta americana) di dover giustificare la scelta della protagonista, di andare in un luogo isolato per far pace con sé stessa.
Ed ancora: il gabbiano, sempre vicino a lei, che deve in qualche modo riempire la scena (ora troppo vuota)...
I messicani poi, descritti sempre come ubriaconi, ladri... strana idea che hanno gli yankee dei vicini di casa...
La forza di alcune scene, anche quelle sportive, il forte contrasto tra il sopra e il sotto l'acqua, la potenza della tensione, fanno di questo film un ottima distrazione da vedere assolutamente al cinema..
 
 

giovedì 25 agosto 2016

Byzantium

Film del 2012 diretto da Neil Jordan, noto soprattutto per "intervista col vampiro" (per restare in tema), "la moglie del soldato" e il bellissimo "Michael Collins".
Due vampire (madre e figlia) devono sopravvivere al loro lunghissimo passato ed al loro altrettanto infinito presente... per farlo ognuna a modo suo fanno i conti con un'umanità fatta di balordi, prostitute e depressi...
Oramai trattato e bistrattato in tutte le salse, il film sul vampiro (o caso anomalo, la vampira) deve fare sforzi enormi per uscire dal solito tran-tran a cui Hollywood ci ha abituati.
A partire da "La leggenda del cacciatore di vampiri", "30 giorni al buio", "Dal Tramonto all'alba", "Daybreakers", per non dimenticare "Blood - the last vampire" (anche qui con vampiri donne), "Dracula Untold" (con il vampiro bello e gay), "Dark Shadows" e via discorrendo...
E il tutto senza scomodare il grande Bela Lugosi o l'altrettanto mitico "Nosferatu" di Murnau del 1922...
Due giovani donne, in fuga dopo un fatto criminale, si rivelano essere due vampiri... E che si tratti di due esseri anomali lo capiamo quasi subito. Madre dedita alla prostituzione, figlia crepuscolare scrive storie per raccapezzarsi in questa sua giovane età congelata per sempre...
Intanto intorno a loro la vita scorre, popolata di ogni sottogenere umano, da cui però riescono a trarre ogni genere di utilità, sia materiale che morale, fatta di sangue e di sesso... Scopriamo così un nuovo tipo di vampiro: un essere insicuro, depresso, divorato dai dubbi e dal segreto che porta con sé.
Viene quindi da chiedersi: quale è il vantaggio del vivere eterno se si vive male? se tutte le ugge che attanagliano l'animo umano sono semplicemente riproposte ogni giorno senza soluzione di continuità?
Non si rischia quindi la noia assoluta? la disperazione assoluta? la depressione più nera? E non diventa forse la morte un autentico desiderio?
Forse non è che il vampiro, descritto come creatura potente ed eterna, con poteri incredibili e in grado di fare proseliti, nella realtà è un povero, anzi due povere reiette... ?
Insomma il vampiro ha più ricordi e per questo più rimpianti.
Il film poi aggiunge un nuovo filone (ed è senz'altro un pregio): quello della donna che riesce a dare un senso alla propria vita (eterna) ribellandosi ad un mondo maschile, che la vuole schiava, soggiogata, prostituta e che quando rivela la propria identità non può/deve essere creduta.
 
 

martedì 23 agosto 2016

Dove andiamo oggi? A Domo!

Un punto di riferimento delle vacanze tra i monti rimane Domodossola. La sua Piazza Mercato, gli immediati dintorni, l'ottimo gelato, le belle vetrine, la passeggiata sino alla stazione, la via Briona.
Complice la bella giornata di sole... ci si guarda in giro con pigrizia e si cerca di cogliere qualche spunto fotografico e rinverdire i ricordi dei tempi passati.
In giro lo struscio, turisti, indigeni, bambini, alpinisti e camminatori... ogni genere umano diverso si incontra e si incrocia...
L'insegna dell'Albergo Milano. Attività che ora non c'è più.  Antiche vestigia...
Mamma mi racconta, di quando era occupato dai nazisti. Ci suonavano il piano e ci si passava davanti correndo a testa bassa per la paura...

La bellissima piazza Fontana. La corona dei monti che circonda l'abitato e completano l'edilizia del luogo. Da ogni parte lo sguardo prosegue oltre i tetti a cogliere le cime più o meno note... in un insieme urbano e non urbano...
 
L'ingresso alla Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. Commovente questa immagine può più di mille salmi. La nostra religione sa dare un immagine di affetto... non a caso questo è l'anno del Giubileo della Misericordia.

Ironia involontaria: si commemora la "brillante azione" di chi riuscì - i partigiani - ad impedire che i nazisti facessero "brillare" le mine che avrebbero distrutto la galleria del Sempione... Boh!
 
Ed infine una chicca "Wonderland Books" una nuova libreria a Domodossola. E che libreria! Per ora mi limito a fare tanti auguri ai titolari e sperare che la stessa abbia lunga vita.  Qui il sito

Andando per boschi

Anche se non vi è alcuna utilità (anzi forse, proprio per quello), decido di dedicare l'ultima mattinata delle mie vacanze ossolane, ad un giro nel bosco, senza guardare l'orologio e senza una meta precisa.
Alle 7 meno un quarto comincio a camminare, il primo tratto di salita è sempre il più faticoso. Sia per il corpo che per i sensi. Si tratta di prendere il fiato, di aguzzare la vista, di aprire i sensi ad un mondo completamente diverso da quello a cui siamo abituati. La natura richiede attenzione, se la si vuole capire ovviamente... Dopo una ventina di minuti mi sento completamente a mio agio in questo ambiente e senza fretta mi muovo da un punto all'altro del bosco... a cercare cosa? Nulla.
Facendo così, ogni cambio di tonalità attira l'attenzione, ogni particolare incuriosisce, ogni diversità obbliga a fermarsi e riflettere.
 Un fungo che sfrutta la poca umidità nascosta sotto un sasso...

 Oppure un foro nel legno... segnato da bave di lumaca, manco una pista da corsa per auto...
E di tanto in tanto il segno dell'uomo. A volte segno strano, un chiodo di antica fattura, abbandonato su una pietra.... ma oramai è ora di rientrare... e di concludere le vacanze... Arrivederci alla prossima volta.

domenica 21 agosto 2016

Ritorno a San Clemente

Questo itinerario l'ho già percorso in bicicletta alcune volte... l'ultima però risale al 2012 e quindi, è il caso di rinverdire la memoria e le gambe, andandoci nuovamente... Parto da Travedona, una foto all'ingresso del cimitero ed al bellissimo cielo decisamente settembrino...
 La chiesa di Brebbia, dedicata a San Pietro. Una delle più belle chiese romaniche del Varesotto...
il Circolo del "Gal de Fer" di Monvalle... valutazioni sul locale dicono "nella norma"...
Arrivo a San Clemente (non mi ricordavo una salita così... in salita, saranno le gambe che invecchiano)... comunque eccoci.. giornata stupenda. La chiesetta è aperta e così la visito.

Ma è il panorama esterno che appaga l'occhio. San Clemente è un balcone che si affaccia sul Lago Maggiore, tra Laveno e Verbania... con la corona delle Alpi alle spalle, a partire dal Mottarone, il Massone, il Mont' Orfano, il Proman, le Cime della Val Grande e dietro i 4.000 del Vallese.
Sul lato opposto il lieve e lungo rialzo del Pelada da segno di sé rispetto all'inizio della Pianura Padana. E' ora di rientrare... una bellissima gita, 27 Kilometri e 500 metri di dislivello...

sabato 20 agosto 2016

It Follows

Cos'è in fondo "It follows" se non un controcanto della perdita dell'innocenza?
Straniante, con una colonna sonora lisergica, con un senso del terrore che buca lo schermo, con una lentezza studiata, perché non è ciò che arriva velocemente da temere, ma ciò che non si ferma mai... che ti lascia scappare sino a quando non cedono i nervi... sino a quando non ce la fai più.

La lentezza e la noia latenti sono attentamente studiati e ci riportano appieno nella provincia americana e nei pensieri degli adolescenti che nel tentativo di diventare adulti vedono ciò che gli adulti (peraltro pressoché assenti durante tutto il film) non riescono a vedere...
E cosa è questa malattia, questa maledizione, questa "visione" alla Shining, che colei/colui che viene colpito, vede? Forse la perdita della verginità? Forse l'ingresso nel mondo adulto, capace di cancellare tutte le certezze dell'infanzia... ?
Se ciò che ti insegue gli altri non lo vedono tu come ti salvi? certamente facendoti aiutare da chi ti crede. Dai tuoi amici. E' il valore dell'amicizia che serve ai giovani... Quello che permette di sostituire qualcosa di forte e duraturo all'amore materno.
E non è un caso che gli adulti sono visti solo come mostri, spesso nudi, e che nella scena della  piscina si veda il sangue spargersi ovunque.
Il finale potrà lasciarci con qualche dubbio quasi una promessa di secondo atto, ma una chiave di lettura ce l'ha: la protagonista, dopo aver commesso degli errori ed espiato le sue colpe, ha trovato il ragazzo giusto. Quello che le è sempre stato vicino e che l'ha salvata. Questo è amore, questo è diventare adulti...

Terrarossa - Vaserhorn

Anche in questo caso, una cima desiderata da tempo. Messa nell'elenco dei "prima o poi la salgo". Occorrevano, a mio giudizio, una serie di presupposti per andarci. La meteo favorevole, un buon compagno sulla tua lunghezza d'onda, la giusta ispirazione...
Quel giorno è arrivato. Mi accompagnano Max e Ivan, sono in vacanza da qualche giorno, la meteo pare promettere bene... La salita mi è nota per un lungo tratto, avendola già percorsa qualche anno or sono un pomeriggio in cui ero al Sempione con i miei... Quanto tempo...
Usciti dal primo tratto erboso, si comincia a notare un forte vento e un cappello di nuvole che copre il vicino Monte Leone.. ma non intendiamo ritirarci così facilmente! Il panorama che ci si para davanti, ci invita a proseguire. Non fosse altro per goderne ancora. Un piacere per la vista...
Il Terrarossa coperto e ventoso a sinistra, il Lago d'Aurona al centro, il Leone a destra completamente agitato dalla meteo capricciosa... ma per ora il vento non ci infastidisce... sarà solo dal rifugio che andremo a coprirci per affrontare l'ultimo tratto. 
Al rifugio troviamo molti escursionisti che arretrano di fronte al maltempo. Motivo della ritirata pare essere principalmente un passaggio obbligato su neve ghiacciata... certo che, se si sale senza ramponi e piccozza, forse questo rischio lo si deve mettere in conto...
Dopo una breve pausa per rifocillarci e coprirci, si riparte. Ed eccoci in breve al fatidico passaggio. Un breve tratto di neve molto ripido che spaventa, soprattutto per la posizione molto aerea... il rischio caduta non è da sottovalutare... indossiamo i ramponi... anche se la neve si dimostrerà molto meno ostica del previsto.

La cima è da immaginare... solo a tratti il sole fa capolino. Vento forte, a tratti pioggia, nebbia... un paesaggio magico... inutile trattenersi oltre. Seguiamo la cresta sino a dove possibile... poi si scende verso il rifugio.

Si rientra... e il cielo si apre... che ironia...

Monte Giove

 
Insieme al Terrarossa (di cui parlerò prossimamente), il Monte Giove era un desiderata di quest'anno. Contavo sulle vacanze estive per salirlo cogliendo magari una bella giornata. Così è stato.
Salito con la seggiovia del Sagersboden sino ai 1772 metri ove ha inizio il sentiero (oggi strada per la felicità degli escursionisti...) che porta al rifugio Myriam e poi al Margaroli, ove incontriamo il Lago del Vannino.
 
il sentiero per il Giove segue la sponda del lago e poi si inerpica sino al Passo del Busin... dove si apre un fantastico panorama sull'omonimo lago e sulla valle Antigorio.
 Il Vannino con a sinistra l'Arbola.
 Il lago del Busin - inferiore... gli altri si trovano sulla destra verso il passo o Bocchetta della Valle - che conduce al Devero.
 
Da qui il panorama cambia completamente, iniziano le pietraie d'alta quota e i segni del ghiaccio si possono leggere sulle rocce levigate e sui sassi trasformati e sbriciolati.
 
Finalmente la cima... Pochi segni umani, una punta, una croce, il libro di vetta... E poi la visione dell'intorno... la grandezza del cielo e dei panorami fatti di roccia e verde.


Anabasi