domenica 29 settembre 2013

Parigi Brucia ?

Questa volta ho fatto un vero esperimento di multimedialità: ho letto preliminarmente alcuni libri sul periodo bellico della 2° Guerra Mondiale ed in particolare sugli eventi che portarono alla liberazione di Parigi dai nazisti.
Poi ho guardato il film "Parigi Brucia?" Film del 1966 diretto da René Clément e interpretato da molti bei volti del cinema del periodo: Jean Paul Belmondo, Alain Delon, Kirk Douglas, Glenn Ford, Yves Montand e altri.

                                         
Infine ho letto il libro di Dominique Lapierre e Larry Collins da cui prende origine il film, o meglio ho fatto le due cose contemporaneamente.
Risultato? Tra i resoconti del periodo, il libro ed il film, vi sono evidenti discrepanze che fanno capire come la Storia la scrivano i vincitori, mentre ai vinti due dita negli occhi.
Le liti tra i francesi e gli alleati, le rivalità tra comunisti e gaullisti, la capacità dei tedeschi, nonostante lo sbandamento generale, di tener testa a eserciti ben più numerosi, il doppiogiochismo dei francesi che tutto possono dire, ma certo non che l'ultima guerra l'abbiano vinta. Anzi.
Ben scritto il libro, bello il film, ma l'amaro in bocca resta.

Matango il mostro

Oggi vi parlerò di un film particolare, un cult del cinema: Matango il mostro.
Film giapponese del 1963, diretto da Ishiro Honda (che ha diretto tra l'altro i vari Godzilla e di cui mutua di conseguenza una serie di elementi tipici della filmografia giapponese del periodo).
7 amici (ma lo sono sul serio?) viaggiano in mare su un lussuoso yacht. Alla deriva dopo una tempesta giungono su un isola sconosciuta e nebbiosa.  Trovano un relitto ove si accampano. manca il cibo e le speranze di riprendere il mare e salvarsi sono legate alla possibilità di lottare uniti: ma questo non avviene.

La paura di fondo è sicuramente legata alla pulizia degli ambienti, al timore di funghi e batteri ed alla mania tutta giapponese per l'igiene per contrastare germi, sporcizia e malattie (un film così nei paesi anglosassoni sarebbe stato frainteso).
Altro costrutto di fondo è l'accostamento pulizia esterna, pulizia morale: chi perde la propria dignità mangia i funghi e si trasforma.
La nave piena di muffa viene ripulita, ma quando prevale l'odio e la fine della moralità la muffa ritorna a simboleggiare la perdita di purezza.
A cedere, fateci caso, sono per primi coloro che già sono privi di moralismo e deboli.
Rubarsi il cibo, venderlo come al mercato nero, cercare di soddisfare le proprie voglie senza freni inibitori evidenzia che la maledizione del fungo non può essere altro che la normale conseguenza (quasi un Dorian Gray al contrario) ovvero la mutazione in qualcosa di repellente.


Non a caso nel finale, l'unico sopravvissuto ammette la sua debolezza che, oltre a marchiare la sua coscienza, ne ha deturpato il viso.
Lento nelle scene, intelligente nella suspense, cosa non è se non l'ennesimo film di paura: rumore di passi, maniglie che si aprono, la fame come sfondo e arma che distrugge le certezze, la paura del diverso (ma ancora, quanto diverso ?), l'attacco finale dei mostri, quasi una catarsi della malvagità che prende il sopravvento.


Sappiamo fin dal principio come andrà a finire e lo sanno tutti i personaggi del film, eppure nulla viene fatto per evitare l'epilogo. Interessante infine il flashback che spiega come personaggi così diversi si trovino imbarcati in questa avventura. 
Per la cronaca: il film ha fatto nascere un interessante merchandising.

Matango car
 Matango triciclo ?

giovedì 12 settembre 2013

domenica 8 settembre 2013

Gita nel Canavese - Quarta parte

Ed eccomi a Torre Canavese. Un edicola dedicata a Santa Lucia e San Rocco. Notate la rappresentazione della Santa con gli occhi nel piattino (allegria) e del Santo in veste di viandante. Sotto un immagine ricorda ai passanti quale è la fine del peccatore (o di chi ne fa le veci). Dotato di una torre, di un ricetto per conservare i beni della comunità, è citata nel passato come Turre Canepiti.
Qui trovate il sito del Comune SITO il paese è divenuto una sorta di museo a cielo aperto, con pannelli raffiguranti dipinti di pittori russi a cui si sono aggiunti artisti locali. Vi è una pinacoteca dedicata a Raissa Gorbaciova.
Torre Canavese possiede 6 chiese e ha molta cura del proprio territorio. Lo testimonia la foto sottostante.

sabato 7 settembre 2013

Gita nel Canavese Terza parte

 Ed eccoci a San Martino Canavese. il sito del Comune
Panoramica della piazza. Qui vi era da tempo immemore un castello, poi distrutto nel 1552 da Don Ferrante Gonzaga. Rimane solo la torre, poi riadattata e innalzata a campanile a lato della Chiesa e Santa Marta.
 La chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie oggi a San Martino Vescovo e Costanza.
 Un immagine dell'interno con vista dell'organo e un bellissimo affresco.
e del portone di ingresso.

Gita nel Canavese seconda parte

 Altri scorci del Castello, una vista della camera (chissà che vista da lassù).

La chiesetta del Borgo vista dalle siepi.

L'inferriata che separa l'accesso al giardino (curatissimo e caro).

 Il pannello che illustra l'interessante fenomeno dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea.


Una cascina con accesso "trionfale" vista durante il percorso motociclistico.

venerdì 6 settembre 2013

Gita nel Canavese prima parte

 La prima gita motociclistica del mese di Settembre si svolge nel Canavese. Presa l'autostrada per Torino, svolta per Aosta, uscita al Lago di Viverone, eccomi al Castello di Masino, antico borgo che permetteva il controllo della pianura tra Ivrea, Vercelli, Torino e la Valle d'Aosta. 
Oggi proprietà FAI che fa pagare un doveroso biglietto per accedervi, è ben tenuto e merita da solo una visita.
 Madonna dei Sette Dolori e di San Rocco.
 Vista dal Castello
 La torre
Uno dei fabbricati che compongono il Borgo.

lunedì 2 settembre 2013

Trilobiti - Pancake

La morte suicida nel 1979 a 26 anni ha solo fermato un caso letterario, ma non ha impedito la nascita di un autentico mito. Dodici racconti, spietati, delicati, ove esseri umani, animali e paesaggi dei monti Apalachi si trasformano in vite uniche.
Americano, laureato in letteratura inglese, insegnate di inglese in due accademie militari; legato alla terra e alla natura, anche durante l'insegnamento si dedica alla caccia, alla pesca, al campeggio.
L'ho trovato semplicemente bellissimo, inspirato, profondo. Tutti i personaggi vivono una vita al minimo, poca felicità, poco ottimismo, poche speranze. Eppure... eppure non smettono di vivere, di darsi obiettivi minimal alla giornata, pur di non arrendersi.

Come ha commentato un gruppo di lettura, "nessuno sfugge al destino di una vita senza senso, in un destino di fossile, di immobilità".
Questo libro è pura potenza. Qualcuno ha paragonato Pancake a Bob Dylan. Si forse si.

Allegro ma non troppo...