venerdì 22 settembre 2017

Le grandi battaglie di Napoleone

Dalla seconda di copertina: "Se la guerra è un'arte, Napoleone è stato uno dei massimi artisti della storia dell'umanità. La sua mente geniale ha prodotto piani strategici e tattici di livello ineguagliabile, sia nella fase di ascesa, quando la sua esperienza era ancora acerba, sia in quella del declino, nonostante la consunzione di una vita incredibilmente intensa.
Questo libro racconta la straordinaria parabola di un piccolo ufficiale di artiglieria che divenne imperatore e dominatore d'Europa, attraverso le sue più stupefacenti gesta: dalle sconfitte inflitte all'esercito austriaco con un modesto e improvvisato esercito durante la prima campagna d'Italia, alle grandi imprese di Marengo, Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram, fino alle drammatiche disfatte in Russia, a Lipsia e a Waterloo. Ma narra anche gli eventi minori e meno conosciuti, nei quali il suo talento militare ebbe ugualmente modo di mettersi in mostra, come le battaglie della guerra di Spagna e quelle per la difesa della Francia che precedettero l'abdicazione".
Bellissimo testo, che in chiave cronologica, ripercorre l'ascesa, il regno e la rovinosa caduta di un grande statista, condottiero, politico, uomo: Napoleone.
Un genio militare, un uomo capace di vendere la sua immagine e di far credere in un nuovo Rinascimento, forse (anzi molto probabilmente) un despota che seppe costruire un'idea di regno e di libertà nuovi rispetto al vecchio dell'Ancien Regime.
Frediani non si limita a guerre e battaglie e questo gli rende onore, riuscendo ad interpretare in modo chiaro lo spirito dei tempi, gli errori politici e quelli sul campo di battaglia... errori che non tolgono nulla alla figura immensa del grande uomo e condottiero che è stato Napoleone.

giovedì 21 settembre 2017

il bosco delle volpi

"Anticonformisti per temperamento, libertari per vocazione, marginali per scelta, i personaggi di Paasilinna non sono fatti per la routine , la mediocrità, il grigiore: la società va loro stretta e, volenti o nolenti, finiscono sempre per trasgredirne le regole".
Così Oiva Juntunen ha scelto di fare il gangster di professione che ben si addice alla sua innata pigrizia, soprattutto quando i colpi riesce a farli realizzare da altri che, evidentemente, dovranno anche scontarne la pena.
Felice possessore di quattro lingotti d'oro, clamorosamente sottratti alla Banca di Norvegia con il grande furto del porto di Oslo, Juntunen si gode la dolce vita nel suo lussuoso appartamento di Stoccolma, finché la sua serenità non viene turbata da un'allarmante notizia: i suoi complici verranno presto rilasciati e, assetati di vendetta, verranno a reclamare la loro parte di bottino.
Oiva si è troppo affezionato al suo oro per pensare di separarsene e l'idea di spartirlo con simili avanzi di galera gli sembra addirittura immorale. No, meglio nasconderlo nel più profondo della tundra che doverlo dividere.
Così, é nella capanna dei boscaioli del monte Kuopsu, vicino all'inquietante Bosco delle Volpi, in uno sperduto angolo della foresta lappone, che casualmente si ritrovano Oiva Juntunen con i suoi lingotti d'oro, Sulo Remes, maggiore alcolizzato in congedo sabbatico, e Naska Mosnikoff, gagliarda ultranovantenne evasa dal ricovero per vecchi.
Non è un caso se è sempre la fuga il destino dei protagonisti di Paasilinna e se è sempre nell'immensità della selvaggia natura nordica che trovano spazio le loro esilaranti avventure: è in quella dimensione di libertà totale che le norme della cosiddetta società civile rivelano la loro limitatezza e, in quel paradossale andare contro corrente, la vita sembra ritrovare il sapore che potrebbe avere, se non rinunciassimo quotidianamente a viverla" (dalla seconda di copertina).

Personaggi speciali quelli di Paasilinna. O sono fuori dalla società o ne fuoriescono per un sacco di motivi... ma se lo fanno è perché qualcosa doveva accadere... qualcosa di piccolo, spesso inesplicabile ai più, inoffensivo... ed invece, eccoli lì. Lasciano tutto alle loro spalle e vanno dove vi è certezza di libertà. Dove le convenzioni non contano nulla. Vale la parola data, il rispetto dell'ambiente che ti nutre e adotta, l'aiuto reciproco... tutte cose che nell'alienante società da cui vengono non esistono più o non hanno valore...
Una volta cambiata vita, li troviamo perfettamente adattati... senza troppi fronzoli, vivere con occhio diverso quanto accade intorno a loro.. cogliendo forse ciò che a noi tutti sfugge: il trascorrere del tempo affaccendati intorno al nulla dimentichi della vera bellezza della natura, dell'amicizia, dell'amore dell'avere poco o niente... Pura poesia.

  
 

mercoledì 20 settembre 2017

Santuario Mariano di Guanzate

Già in epoca precristiana, questo luogo era dedicato al culto degli Dei. Nel VI-VII secolo venne edificata una chiesa dedicata a S. Lorenzo Martire. L'edificio attuale, ruota intorno all'affresco della Madonna del Latte, datata 1497. Nel 1661 la cappella venne rifatta e migliorata da Isidoro Bianchi e nel 1674 venne realizzato il lungo viale esterno che ospita la via Crucis. Il viale è composto da lungo manto erboso costeggiato da gelsi e ospitante 14 cappelle affrescate. Nel 1821 viene progettato l'ingresso ad esedra, con piloni su cui sono poste le statue in pietra dei profeti Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele ad opera dello scultore Antonio Gelpi... chiamate dagli abitanti del posto "i quattr'oman" (i quattro uomini).
Nel XVII secolo viene costruita l'attuale sacrestia ed il campanile, nel XVIII secolo la cappella viene appunto rifatta ed ampliata allo scopo di ottenere una seconda chiesa comunicante con la prima.
La Madonna del Latte o Madonna dei Nodi é nota in tutta Italia per gli ex voto tesi a favorire la nascita di un bimbo/a, visitandola si può recitare la preghiera che i coniugi dedicano alla Madonna per chiedere la grazia... Bellissimo il portale di ingresso in bronzo, opera dello scultore Mario Toffetti di Fornovo, realizzato nel 1997 a ricordare i 500 anni dell'affresco della Madonna.
il cuore di Gesù...
La cappella che ospita l'immagine sacra...

martedì 19 settembre 2017

il fu Mattia Pascal

Altro testo, letto tempo or sono, di cui oggi propongo scheda di lettura. Ho deciso di accompagnare la foto con i frutti dell'orto...
"Progettato nel 1903 e pubblicato l'anno successivo, il FMP parte da un'episodio umoristico; un uomo - tale Mattia Pascal - é creduto morto da parenti e amici, familiari e compaesani e sfrutta questo equivoco per cominciare una nuova vita sotto le mentite spoglie di Adriano Meis. Lo sgretolamento dell'identità individuale, centrale nella riflessione pirandelliana è dunque il tema che attraverso tutta la narrazione parte da un "romanzo di formazione" per rovesciarlo dall'interno.
Lo stesso Mattia che ci racconta in prima persona la sua paradossale vicenda, si proclama da subito un narratore alquanto inattendibile, dato che dice, che ci racconterà solo ciò che egli "reputa necessario".
La vicenda di Mattia, infatti, mette in discussione ogni possibile certezza: le due premesse al romanzo, di stampo filosofico, sostengono che il relativismo dell'epoca moderna ha lasciato l'uomo contemporaneo ormai privo di ogni caposaldo, e certo della sua nullità all'interno del cosmo.
Anche alcuni luoghi del romanzo "smontano", con le risorse dell'umorismo pirandelliano, le poche sicurezze rimaste al protagonista: il caos regna sovrano anche nel luogo del sapere e della conoscenza.
La storia è narrata in prima persona dal protagonista che si qualifica come "FU" in quanto figura che riesuma la propria vicenda di "morto in vita" privo di identità e ruolo sociale in seguito ad una circostanza fortuita ed imprevista.
Mattia, appunto a posteriori, ripercorre il proprio caso, assai più strano e diverso; "tanto diverso e strano che mi faccio a narrarlo".
E' bene separare da subito autore e narratore delle vicende... il Fu Mattia si rivela da subito poco incline a far seguire ai propri propositi o ai propri convincimenti fatti che siano con essi in rapporto di coerenza.
Pare di avere a che fare con un narratore privo di un punto di vista saldo, organico e onnicomprensivo. La voce narrante condivide i caratteri della provvisorietà, precarietà, instabilità, propri della realtà narrata. E' una storia di equivoci, simulazioni, falsità, menzogne".
 

domenica 17 settembre 2017

Pizzo del Ton

Ed eccoci qui. Tanto desiderata questa cima. Nell'elenco delle cime fissate per quest'anno... vista da tutte le angolazioni nelle precedenti salite in Valle Antrona (una delle più selvagge dell'Ossola) oggi finalmente si materializza. Non ci contavo più... almeno non ci contavo quando, lo scorso maggio mi feci male e dovetti mettere a latere tutte le buone intenzioni alpinistiche... tante giornate a rimuginare... ma oggi siamo qui. La prima parte della salita è una spacca gambe umida e scivolosa, gran pendenza tra bosco e ontani.. sentiero tra pietre viscide, piccoli ruscelli, saliscendi e pietraia finale... si sbocca al primo dosso e ci si para davanti un ambiente completamente diverso... i laghetti di Trivera, inferiore, superiore... uno più bello dell'altro...
Li superiamo e ci dirigiamo al Passo di Mottone... da qui comincia la vera avventura... cresta affilata da seguire cercando l'itinerario più consono sino alla cima...
 Salendo il panorama si arricchisce di cime, colori, immagini e nubi...
 i laghi in lontananza...
 seguiamo la cresta,,,
 ed ecco riapparire il tracciato seguito e i laghetti...
 ultimi metri, solo un poco di attenzione...
ed ecco la cima agognata... viviamo di piccoli momenti, che vorremmo prolungare all'infinito, per trasformarli in vita, renderli puro piacere, confonderli con la vita stessa... purtroppo non si può e la finzione presto cede il passo all'obbligo di rientrare nel quotidiano.. ma per pochi istanti... abbiamo toccato il cielo.

Tabacco di Spagna

Un'altra perla, intravista in giardino e subito immortalata... si tratta della "Tabacco di Spagna" o "Argynnis Paphia", di cui leggo "56-74 mm. Si trova nei boschi o vicino a essi tra giugno e settembre con un'unica generazione, e può essere molto comune fino a circa 1000 m. Visita spesso fiori di rovo (Rubus). Presente in gran parte d'Europa, tranne la Scandinavia. Il bruco si nutre soprattutto di Viola riviniana, ma nei primi mesi della sua vita, sverna nelle cavità della corteccia delle Querce (Quercus) e Pini (Pinus)".
 

sabato 16 settembre 2017

Anime nere - il libro

Dopo il film, o prima del film (ovvero la recensione arriva dopo, il libro lo avevo letto prima) ecco "Anime Nere" di Gioacchino Criaco, Rubettino Editore, 210 pagine fitte fitte... una storia coinvolgente che ben raffigura l'Italia di ieri e di oggi...
"Un noir mozzafiato, esploso dal ventre della Locride, gravido di segreti malcelati. Anime Nere, traccia la parabola esistenziale di tre giovani figli dell'Aspromonte che, bramosi di conquistare una vita diversa da quella ricevuta in dote, intraprendono un cammino fuori dalle regole.
Danno e subiscono violenza, in un crescendo febbrile che dilagherà sempre più lontano: dal Nord Italia all'Europa.
I personaggi, Luciano, Luigi e la voce narrante, percorrono sino in fondo il sentiero di sangue da loro stessi tracciato.
Sono contigui alla ndrangheta. E cattivi. Ma alla loro cattiveria hanno contribuito in tanti.
La distinzione fra il bene e il male è però netta, impietosa, anche se nella loro vita, oltre alla violenza e al dolore, c'é una realtà inaspettata, fatta di affetti, amore, arcaicità.
E c'é il mondo modernissimo di Milano, dei traffici, della corruzione. Sulla loro strada incontrano trafficanti di droga, terroristi arabi, imprenditori, politici, in una commistione che riflette il volto impresentabile della Nazione".
 
A differenza del film, questo racconto si sofferma e da spazio al ruolo dello Stato, della Legge, delle Forze dell'Ordine, sui processi, sul rispetto della parola data da entrambe le parti della barricata... i carabinieri hanno un ruolo e si fanno rispettare...
Un altro lungo tratto del racconto è dedicato alla vita agreste (nel film solo accennata) ai rapimenti ed agli ostaggi trascinati in montagna, ai ricercati dalla legge, nascosti e protetti... all'infanzia dei protagonisti... Questa scelta, che il libro si può permettere, consente di dare maggiore spessore ai personaggi ed alle loro motivazioni, tracciandone un profilo psicologico.
 
"Chi sta dentro (in carcere) pensa di non essersi staccato dal mondo esterno, di sapere come vanno le cose e le persone fuori... esci e ti accorgi che tutto è andato veloce... il doppio, il triplo e tu devi correre per recuperare il tempo perduto"...

Le grandi battaglie di Napoleone