mercoledì 28 giugno 2017

Lily la tigre

Lily vive a Tel Aviv, trent'anni, centoventi kilogrammi, un'amore alle spalle, una vita davanti. Che fare? da dove partire? Nel frattempo divertendosi con l'autoerotismo, poi spassandosela con notti di follia sessuale a caccia di chiunque le dedichi un istante di tempo... ed infine invischiandosi nei pasticci di un amore passato (il primo), di due amiche, di una tigre ricevuta in dono...
E' tutto? Certo che no, mica è così complicato... oltre... tra passato e futuro, presente e storie varie, scopriamo una persona speciale, una ragazza super sotto tutti i punti di vista...
Lily, Ninush, Mikhaela, Taro, Amikam, Leon, Magometov... ognuno di loro ci descriverà desideri, speranze, sogni, aspirazioni, ricordi del mondo ebraico in terra di Israele... ognuno di loro alla ricerca della felicità o semplicemente del modo più utile per far scorrere il tempo.
Dai genitori di Lily, una "versione ebraica ed anzianotta di Ken e Barbie"... dalla scoperta dei denti già formati alla nascita, che la destinano a grandi orizzonti e si rivelano forieri di menzogna e false aspettative... in una Tel Aviv che, quando non si schiatta dal caldo, è invasa da "un'acqua tiepida, tardiva, come quell'invitato distratto giunto quando ormai la festa è finita".
Da Ninush, ed il suo segreto per sopravvivere, che sta "nel suo raro talento di vivere nel terreno infinito del presente... perché per lei il passato è una catena di sbiaditi ricordi in bianco e nero, mentre il futuro è privo di rilevanza".
E i rapporti con l'altro sesso? Quando non sono botte o sesso.. "tutti sanno che gli uomini restano bambini nell'animo e l'età non fa che perfezionare la loro indole testardamente puerile"... oppure nell'affermare che "il minerale più bello e più strabiliante di tutti è il corpo di un uomo" oppure nel dichiarare che "lo stomaco della passione non sarà mai sazio ma quanto precisa e tremenda diventa la fame quando compare l'oggetto del desiderio".... e che quando non riescono nei loro intenti amatori finiscono cosi: "siede nella posizione in cui da sempre siedono e per sempre siederanno nel corso della Storia gli uomini che non sanno che pesci pigliare: sul bordo del letto, curvi, ginocchia larghe, la testa tra le mani".
Come descrivere questo libro? Scritto senz'altro bene, dalla parte delle donne... forse troppo fantasioso nel finale... mi ha comunque divertito.

Fast & Furious 8

Ed eccoci all'ottavo episodio della fortunata e rumorosa serie cinematografica "Fast & Furious" che dal lontano 2001, vede a famiglia di Dominic Toretto, ampliarsi, sfasciarsi, ricostruirsi e combattere per.... già per cosa? Per divertirsi ovvio! Corse e gare di macchine, infantilismo trascinato sino alla soglia della pensione, battute divertenti e bellissime ragazze, pugni e pistolettate... poco sangue e molta tensione... ma sempre, sempre il sorriso sulle labbra.
Sta tutto qui il trucco, il canovaccio, il filo conduttore che, trascina da oltre 16 anni (quasi un passaggio di testimone da una generazione all'altra) giovani e meno giovani in questa lunga lunga cavalcata automobilistica sulle strade di tutto il mondo, per sconfiggere improbabili super banditi intenzionati a ricattare i potenti di turno minacciando il lancio di testate nucleari così, tanto perché fa figo...
La cosa divertente, di una saga così lunga, è che oltre all'invecchiamento dei protagonisti, vi è un evidente evoluzione della strumentazione e, anche se i mezzi esteriormente paiono sempre uguali, i gadget elettronici si sprecano a mucchi...
Due ore adrenaliniche, ove il tempo per pensare è ridotto a zero e dove Dominic Toretto (alias Vin Diesel) ha una mimica facciale degna di un attacco di ictus... Si ride.
 

domenica 25 giugno 2017

Omicidio all'italiana

E' veramente tanto lontano il borgo di Acitrullo dalle nostre città, dai nostri paesi, dalle nostre televisioni e dai nostri quotidiani vissuti? Certo, forse non così demenziale, certo la cretinaggine qui raggiunge limiti impensabili... ma di fondo tutto resta già visto, un poco esasperato, forzato.. su cui si ride ma a tratti a denti stretti.
Vuoi per la polizia inetta, per la televisione che distorce la realtà e mente, per i cittadini che vedono nel progresso una speranza ma non sanno dargli una forma: le 5 tacche sul telefonino, il Wi-Fi dappertutto che testimoniano qualcosa che qui non c'é ma sta a Campobasso...
Capatonda riesce a farci ridere (e tanto) ma anche a farci pensare che, purtroppo la realtà è di gran lunga peggiore... con il turismo dell'orrore, i media a caccia di notizie scoop e non di verità, di ignoranza a tutti i livelli... nei zotici e nei colti... terribile.

ACAB

ACAB: All cops are bastard. Questa la sigla che ritroviamo sul collo di uno dei coatti che si aggirano per le periferie romane, disperato fondale ove i nostri celerini dispensano bastonate a destra e manca, forse per rendere meno dura la loro vita di sottopagati servi dello Stato
Abituati ai poliziotti delle innumerevoli serie televisive, quello che ci appare non sarà di facile digestione... divisi tra chi li odia, perché troppo crudeli (magistrati, cittadini, delinquenti) e chi li odia perché li ritiene incapaci e non in grado di fare la differenza (cittadini, gruppi estremisti, loro stessi)... si vedono costretti a fare prima di tutto i conti con sé stessi e, non riuscendoci, portare non a casa il lavoro ma la casa al lavoro... picchiando chi ricorda loro gli errori commessi, i soprusi subiti... facendo della violenza l'unica moneta che tutti intuiscono e in fondo tutti rispettano.
In una società sempre meno comprensibile, dove non si sa più chi è colpevole, e dove gli innocenti sono introvabili, dovranno sopravvivere, tenendo presente una sola regola: si sopravvive tutti insieme e senza lasciare indietro nessuno.
Ottima storia italiana, regia all'altezza della situazione.

sabato 24 giugno 2017

Baci dalla Provincia

Bravissimo come sempre Gipi, a rappresentare la quotidiana violenza, la "banalità del male", come direbbe Hannah Arendt... due episodi di questo "Baci dalla Provincia".
Nel primo "Gli innocenti", un ragazzino accompagna lo zio in un viaggio in auto. Devono incontrare un amico di quest'ultimo. L'uomo è uscito di galera, dopo aver scontato 12 anni per un reato nato da soprusi subiti dalla Polizia. Su sollecitazione del piccolo, lo zio comincia a narrare la storia, omettendo i particolari peggiori... ma non omettendo di dire che "la cosa brutta, quando la polizia ti tratta male è che non c'é un'altra polizia che puoi chiamare. Non c'é nessuno al di sopra e questo fa molta paura"...  la narrazione si conclude con una promessa... mentire sull'accaduto per permettere al ragazzino di uscire ancora con questo zio un po' particolare...

Nel secondo episodio "Hanno ritrovato la macchina" due uomini si ritrovano dopo molti anni. Motivo dell'incontro è il ritrovamento di un'automobile che contiene un inconfessabile segreto. Per porre rimedio devono prima uccidere un uomo e questo causa turbamento in uno dei due... ma più di tutto lo causa la profonda incredulità nella fede e nel castigo divino del secondo... Di fronte all'omicidio uno dice all'altro... "ma come fai ad essere così tranquillo? ... E' sempre meglio non pensare, tanto non ci si indovina mai". il finale sarà ancora più cruento... devono liberarsi delle prove ed uno di loro due deve morire. Ma chi?

Frozen

Adam Green dirige questo ottimo film... della serie l'inconveniente è dietro l'angolo e... "una serie di sfortunate coincidenze, portano alla morte o almeno alla tragedia"...
Partiamo dalla trama: decisi a sciare senza spendere troppo, tre sciatori (due amici di lunga data e la fidanzata di uno dei due) finiscono per rimanere bloccati su una seggiovia e dover scegliere tra la morte per congelamento e una lontana, difficile possibilità di salvezza...
E' tipico dei racconti di paura, che vi sia un prima, un durante ed un dopo.
Il prima è dato dal farci conoscere i nostri tre... non è che corra tutto questo buon sangue... i due amici sentono la ragazza come un'intrusa nella loro vecchia intesa, lei si sente esclusa, nessuno però vuole rovinare il fragile equilibrio in virtù del solito antico gioco del detto e non detto...
il durante nasce nel momento in cui, non paghi della giornata sulle nevi, i tre superano il divieto (dettato dall'arrivo del cattivo tempo) di salire sull'impianto e si trovano bloccati ad un'altezza improbabile e lontani da tutto e tutti, per un'intera settimana...
 
Qui ovviamente, sta tutta la maestria del regista... quello di trasformare una staticità mortale, in un susseguirsi di tensione e sospensione... la presa di coscienza, lenta ma costante, che non vi sarà nessuno che viene a salvarti, il cedere al gelo, le recriminazioni, i tentativi più o meno eroici, più o meno folli ed inutili...
Chi non è andato sulla seggiovia? Chi non ha avuto freddo? Chi non teme la notte in mezzo ai boschi? Chi non ha paura dei lupi? e dell'altezza? e della promiscuità quando si deve fare pipì?
Piccoli dettagli si vanno a sommare, rendendo tutto sempre più difficile... sino al colpo di scena.. uno dei tre si lancia, sperando nella neve... ma sbaglia il colpo e si spezza le gambe. la morte arriverà a causa dei lupi. il secondo decide di percorrere via cavo il tratto che lo separa dal pilastro... riesce a scendere e prova a giungere sino a valle... ma, come scopriremo dopo, non va lontano.
La terza, cade insieme a parte dell'impianto, e questo ne attutisce il colpo, permettendole una terribile e lunga discesa a valle e la conseguente salvezza... ad un costo ovviamente molto alto.
 
il dopo: la capacità di far riflettere nel film è data dall'analisi dell'animo umano. Da una prima fase in cui, tutto andrà bene, dobbiamo solo aver pazienza, alla presa d'atto che non c'è possibilità di aiuto esterno, alla visione della morte, alle recriminazioni, alla riappacificazione, all'esito finale...
 
Restano ahimè alcuni (perdonabili) errori o esagerazioni.
I lupi sono animali notturni, ma soprattutto non frequentano impianti sciistici... i gestori li avrebbero già riempiti di piombo alla prima comparsata...
La cattiva gestione dell'impianto non è possibile, perché la legge impone a monte ed a valle una presenza sino a chiusura impianti... si ferma tutto quando il numero dichiarato vuoto è stato visionato da quello che sta a monte... questi passaggi concitati, necessari per giustificare l'abbandono dei tre sventurati, sono una forzatura cinematografica, che noi ovviamente fingiamo di accettare volentieri in ossequio alla trama.
Ottimi i trucchi legati all'azione del ghiaccio, meglio di quelli causati dalla caduta e dai lupi... i quali satolli, lasciano scappare l'ultima sopravvissuta e noi siamo felici per lei... anche se l'avventura ci ha provato mica male.

La prima marcia su Roma

L'obbiettivo del libro: la ricostruzione della verità storica della presa del potere di Ottaviano, nel 43 a.C.
L'indagine parte dalla lettura del RES GESTAE DIVI AUGUSTI, documento voluto da Augusto. Un testo minaccioso, nel rivendicare la legalità della serie di azioni illegali da lui compiute per ottenere il potere: arruolamento di un esercito privato, rivendicare il ruolo di Triumviro, punire gli assassini di Cesare ed al contempo i suoi concorrenti al trono...
La Res Gestae Divi Augusti vengono consegnate quale lascito testamentario il 19 d.C. alla morte di Ottaviano Augusto, ai suoi eredi, dandone lettura al Senato, fatte incidere di fronte al suo mausoleo e distribuite su tutto il territorio dell'Impero.. (è anche grazie a questa modalità che sono giunte copie a noi).
Il raffronto che ne fa Canfora è con i testi scritti da Tacito (smascheratore del linguaggio politico) e da quanto affermato da Ottaviano.
Tutto parte dalle Idi di Marzo, 44 a.C. morte di Cesare, scoppia la guerra civile tra gli assassini di Cesare (i Pompeiani) e i suoi amici, eredi e difensori della sua immagine...
In tutto questo entrano in gioco due figure fondamentali; Cicerone, che vede in Ottaviano, un giovane da utilizzare per giungere al potere; lo stesso Ottaviano che con calcolo spregiudicato, finge di essere contro gli eredi di Cesare e di volerli combattere, mentre ha in animo la vendetta per la morte di quello che lo ha nominato suo erede.
Lo scontro avviene a Modena, tra Marco Antonio e Decimo Bruto;  le legioni raccolte da Ottaviano vengono messe sotto il comando di due consoli: Irzio e Pansa... le notizie si susseguono contraddittorie... prima Antonio vince, poi viene sconfitto, poi riesce ad eliminare Decimo Bruto... in tutto questo le parti avverse al Senato romano si fronteggiano e affilano le spade in base all'esito degli scontri in battaglia..
Per motivi a noi non noti, ma presumibilmente per omicidio e calcolo politico, vengono eliminati Irzio e Pansa... e da Ottaviano.. il quale reclama per sé la carica di Console e, al diniego del Senato decide di marciare su Roma...
E' un alternarsi di notizie e di sentimenti tra le due parti.... da cui emerge un Ottaviano astuto e capace, un Cicerone che non vede il tranello ed è costretto a far buon viso a cattivo gioco (ma gli costerà cara) e culmina nel 43 a.C. nella nomina di Ottaviano a console insieme a Quinto Pedio (che durerà poco anche lui)...
Ottimo e breve libro che ci fa riflettere su un mondo romano, a noi lontano nel tempo, ma dominato da sentimenti, ambizioni, grande capacità politiche ed inganni senza pari... Bellissima lettura.

Lily la tigre